I care. Farsi comunità solidale per i ragazzi in crescita

I care. Farsi comunità solidale per i ragazzi in crescita

Emarginazione ed esclusione sociale dei giovani: sono queste le problematiche che l’associazione Rimettere le Ali cerca di contrastare ogni giorno, mettendo in campo nuove azioni e attivando nuovi progetti per ridurre il numero di coloro che vengono esclusi ed emarginati dalla società.

Il progetto appena partito I care. Farsi comunità solidale per i ragazzi in crescita, finanziato dalla Regione Lazio, ha proprio l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale di minori e famiglie, italiani e stranieri, che vivono in condizioni di povertà e disagio sociale.

Nel panorama odierno possono essere molteplici i fattori che favoriscono l’emarginazione e l’esclusione sociale dei giovani. Tra le cause principali risulta senza dubbio la fuoriuscita di essi dal sistema scolastico.

Sono diverse le ragioni che possono essere alla base dell’abbandono scolastico; innanzitutto gli aspetti psicologici dovuti alle difficoltà legate all’apprendimento, alle resistenze e al disimpegno, alla percezione di inadeguatezza, ai precedenti percorsi fallimentari; esistono poi fattori familiari derivanti da una scarsa istruzione dei genitori e dalla provenienza da un ambiente culturalmente svantaggiato; ultimi ma non meno importanti, gli aspetti socio economici che scaturiscono dal desiderio giovanile di divenire economicamente indipendenti il prima possibile.  

Tutto si complica se parliamo di, ragazzi stranieri i quali possono essere influenzati, oltre che dagli aspetti appena citati, anche da problematiche relative alla mobilità territoriale, all’instabilità residenziale e al ritardo scolastico originato dalle difficoltà linguistiche.

Tenendo conto di questo quadro di riferimento, con il progetto I care, l’associazione vuole prevenire la fuoriuscita dal circuito scolastico tradizionale, aiutando gli adolescenti che sono a rischio o hanno avuto fallimenti scolastici, ad acquisire nuovamente fiducia in se stessi attraverso il successo formativo. Sei si riduce l’abbandono scolastico, si aumentano le possibilità, per i giovani, di essere facilmente inclusi nella società.

Non solo una riduzione dell’abbandono scolastico, ma anche un accrescimento dell’integrazione culturale e uno sviluppo della solidarietà e della gratuità sono necessari per soddisfare i bisogni emergenti.

Non ci sono solo i bisogni scolastici ai quali dover sopperire; per favorire l’inclusione è necessario promuovere la socializzazione; è per questo che nel progetto, al fianco di attività di sostengo allo studio, si propongono attività ludico-ricreative, in forma “laboratoriale” proprio per favorire la socializzazione e l’integrazione dei ragazzi, diversi per cultura e nazionalità, al fine anche di contrastare fenomeni di discriminazione razziale e bullismo;  lì dove esistono maggiori fragilità, il progetto permette ai ragazzi di parlare con un psicologo esperto per aiutarli nelle relazioni con coetanei e con adulti e con il contesto di cui fanno parte.

Il percorso non si interrompe con la fine dell’anno scolastico: infatti, ai ragazzi viene proposta la possibilità di partecipare al centro estivo organizzato dal Borgo Ragazzi don Bosco per fare in modo che i ragazzi possano incontrarsi per giocare, essere aiutati nei compiti estivi, e riflettere su tematiche di attualità in uncontesto più informale rispetto a quello scolastico.

Per l’associazione è anche importante la cura delle famiglie: non si può intervenire sui minori se non tenendo presente la famiglia di origine che hanno alle spalle. Spesso i ragazzi, soprattutto quelli stranieri, vivono in famiglie dove gli stessi genitori, soprattutto le madri, sono isolati o vivono relazioni solo all’interno della famiglia. Per questo il progetto vuole offrire anche a loro un percorso di inclusione: uno spazio di incontro dove si affronteranno tematiche di interesse comune, legate all’educazione dei figli, alla scuola, a situazioni che si vivono nel quartiere e dove verranno curati i processi di integrazione anche attraverso la creazione di legami tra i partecipanti.

Un ruolo fondamentale sarà svolto dai tanti volontari che saranno coinvolti nel progetto: in tempi critici come questi è di fondamentale importanza far crescere una cultura della solidarietà, reagendo alla chiusura di tutti coloro che si barricano nel proprio orticello per difendersi. Non solo un gran numero di volontari che vogliano mettersi in gioco accettando la sfida dell’incontro con l’altro, ma anche il loro coinvolgimento in ruoli di responsabilità. Questo non per avere manodopera a costo zero ma perché, come la realtà ci dimostra ogni giorno, i ragazzi hanno bisogno di sperimentare relazioni autentiche che non fanno bene solo al ragazzo; l’adulto volontario infatti sperimenta, in questo processo, la bellezza di spendere la propria vita per qualcosa che resterà qualunque cosa accada: regalare il proprio tempo e le proprie competenze. Lo “stare con” ha un valore inestimabile che crea cambiamento in chi dà e in chi riceve.